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Alcuni ricercatori pensano che le Sidhe, le fate celtiche, siano gli spiriti dei morti, altri ipotizzano che siano state sacerdotesse della tribù dei Picti. La storia le individua come abitanti di una sfera buia e sotterranea, oppure di una qualche invisibile dimensione paradisiaca. Secondo le leggendi scozzesi le sagge donne dell’antica Scozia appresero le arti da una fata, mentre la teoria irlandese ritiene che i Tatha de Danaan si troverebbero in un’altra dimensione dove, con l’identità di fate, osserverebbero l’operato umano offrendo saggi aiuti. Le fate solitamente sono di piccola statura, mentre secondo il folklore celtico hanno un’altezza normale. Le Sidhe irlandesi, Morgan Le Fay, Vivien e la gallese Y Mamau sono alte quanto le donne, e così le fate bretoni e le fate scozzesi, che insegnerano ai maghi e alle streghe le loro tradizioni.
Le Fate sono spesso rappresentate come piccole creature magiche, dotate di poteri: possono, infatti, cambiare forma e rendersi invisibili. I loro aspetto e i loro incantesimi cambiano da cultura a cultura. La parola Fairy deriva dal latino fata “parca”. Le parche erano le donne che filavano, tagliavano e avvolgevano i fili della vita umana. Nonostante l’etimologia comune, la parola italiana “fata” e la parola inglese “fairy” hanno significati diversi. Il termine inglese si applica a esseri di entrambi i sessi: gnomi, coboldi ed elfi sono tutte fairies. Il latino fata era in origine il plurale di fatum “fato, destino”; passato al femminile singolare, prese il significato di “Dea del destino” e venne usato come sinonimo della parola “parca”. Molti studiosi concordano nel ritenere che faeria derivi da tre parole antiche. La prima, come ho già detto, è “fatum”, fato, con riferimento alle dee (le fatae), la seconda è “fatare”, che significa “incantare”. La terza è “fatuae”, che nell’etimologia latina vuol dire “razza di fanciulle immortali”. Curiosa, invece, è l’origine delle parola elfo descritta da Laurence Gardner nel libro “il regno dei signori degli anelli”. Lo scrittore, dopo attente ricerche, sostiene che la parola Albigesi, cristiani etorodossi conosciuti come Catari, derivi dall’antico provenzale “albi” (elbe o ylbi), elfo femmina, e che nell’antico linguaggio babilonese il vocabolo “Ellu” volesse dire “Il risplendente” come “Ilu” ad Acad. Col tempo il termine si diffuse in Europa per diventare “Ellys” nel Galles, “Aillil” in Irlanda, “Aelf” in Sassonia e “Elf” in Inghilterra. Gardner sostiene che i Tuatha Dé Danann si chiamassero in origine Tuadhe d’Anu, il popolo di Anu, il grande dio celeste fra gli Anunnaki (antica divinità dei sumeri). Il nobile popolo si sarebbe stanziato in Irlanda nell 800 a.C., dopo aver fatto un lungo viaggio dall’Europa centrale, più precisamente dalla Scizia. Ma chi sono i Tuatha Dé Danann? Facciamo un passo indietro e iniziamo a parlare di “sith” e “sidhe”. “Sith” è il genitivo di “sithde”, ed è una parola gaelica che significa “essere fatato femminile” (il maschile è siochar). “Sith” o “sidhe” vuol dire anche: collina o tumulo, divino, non terreno, sovrannaturale e pace (il popolo della pace sono gli esseri fatati, le faerie o feerie). La tradizione delle faerie o feerica è di origine celtica, in essa il popolo delle fate è chiamato Tuatha Dé Danann, il popolo o la tribù della Dea Dana. Secondo Murry Hope il popolo dei Tuatha originariamente faceva parte della tribù dei Picti. I Tuatha Dé Danaan venivano chiamati anche “Siabhans” (fate) e nella battaglia di Moytura scritta nel XVI secolo, si legge che questo popolo risiedesse nelle isole settentrionali del mondo, dedito allo studio della magia e delle arti druidiche. Il termine isole settentrionali colloca i Tuatha nelle dimensioni spirituali, vale a dire nelle quattro città: Falias, Gorias, Murias, Finias. Hugh Mynne individua nelle credenze gaeliche una corrispondenza con quelle della dottrina tibetana. La parola “dakini”, in tibetano Khadro, significa “frequentatrici del cielo”, mistici esseri femminili che possono apparire in sogni, in visioni o in forma umana. Le “dakini” sono esseri di energia luminosa.
Secondo alcune leggende, se dopo il parto un bambino non veniva immediatamente curato ed assistito, nella stanza sarebbe entrato un essere fatato che l’avrebbe sostituito con un figlio delle fate, dando così la possibilità ad un membro della sua specie di vivere sul mondo degli uomini. Alessandro Magno si riteneva nato da padre divino e da madre terrena, e Shakespeare si pensa che fosse in parte mortale e in parte fatato.
Luoghi fatati
Le fate abitano in luoghi selvaggi e solitari, in magiche fortezze tra colline e tumuli. Esse si radunano nelle foreste e tra i boschi e presso le sponde dei laghi e stagni isolati. Vivono nelle piante o sotto terra in un paese in cui il tempo non esiste. Sono invisibili, ma possono manifestarsi a coloro che hanno la seconda vista. Ogni tanto ricompensano i mortali con doni e auguri. I “cerchi delle fate” sono cerchi di funghi velenosi, molte volte rossi con puntini bianchi. Crescono nei luoghi erbosi del Nord America e in Europa e spesso spuntano dopo la pioggia. Secondo la tradizioni questi cerchi erano il luogo d’incontro delle fate e delle streghe, infatti vengono chiamati anche “cerchi delle streghe” perchè, secondo una leggenda, sono creati dai piedi delle streghe che danzano. Una credenza popolare sostiene che se una persona si trova nel cerchio delle fate, sotto la luna piena, ed esprime un desiderio, questo si realizzerà. Per vedere le fate bisogna girare nove volte intorno ad un cerchio fatato sotto la luna piena. Ma non bisogna farlo alla vigilia di Calendimaggio o a Hallowe’en, perchè queste si offenderebbero e porterebbero il malcapitato nel paese degli elfi. Gli alberi fatati sono: il sorbo selvatico, il biancospino, la quercia, il rovo, la betulla, il melo, il nocciolo, il pioppo, il salice, il pino e il faggio. Per quanto riguarda i fiori troviamo il senecio e la rosa canina.
In Irlanda, i “sentieri delle fate” sono i sacri sentieri erbosi. Essi collegano i siti di potere con gli antichi tumuli. In certi giorni dell’anno, come Hallowe’en, si consiglia di non prendere queste strade perchè le fate le usano per raggiungere i luoghi dove celebrano le loro feste.
Giorni fatati
Imbolc: 1 febbraio
Beltane: 1 maggio
Lammas: 1 agosto
Samhain: 1 novembre
Lady Day: 25 marzo
Notte di Valpurga
Vigilia di San Giovanni
Giorno di San Giovanni
Halloween
Vigilia di Natale
Natale
Il primo giorno di primavera, estate, autunno ed inverno
La notte di capodanno
Capodanno
PentecosteIl primo giorno di ogni mese.
Ditale di Fata
Se una ragazza cerca le prime campanule di primavera, “ditali di fata”, e poi le conta per tre volte mentre il sole si leva o si forma la rugiada, potrà chiamare le fate. Andadosene la ragazza si rivolgerà alle fate così:
Fate, il vostro giardino ho cercato, ora mi ritiro e benedico il potere che vi è stato dato.
Dovrà inchinarsi tre volte alle fate e la magia della radura l’accompagnerà.
Incantesimo del quadrifoglio
