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La presenza di un vasto e, in massima parte, non navigato oceano ad occidente della Norvegia e delle isole britanniche era una continua sfida per i Vichinghi della Scandinavia, avidi di terra, avidi di ricchezza, avidi di fama. E fu una sfida che colsero non appena ebbero navi adatte alle sue acque. La forza che spinse i Norvegesi alla navigazione in Occidente, alla colonizzazione delle isole atlantiche minori e quindi dell’Islanda e della Groenlandia, al tentativo di insediarsi in America, era il bisogno di terra e di pascoli. È piuttosto naturale che l’Islanda, del cui suolo i Norvegesi tanto appassionatamente si appropriarono, finisse con l’essere l’unico durevole esperimento “puramente” coloniale dei Nordici di là dal mare, e appunto per questo è degna di particolare attenzione. Ma presupposto necessario alla sua scoperta ed alla colonizzazione, che risale all’860-70 circa, fu la scoperta delle Faer Øer. In entrambe queste terre i primi a sbarcare furono dei religiosi irlandesi, pellegrini che, “voltato il dorso all’Irlanda”, cercavano eremitaggi nelle acque del Nord. Nel Liber de mensura orbis terrae, scritto nell’825, il monaco irlandese Dicuil ha questo da dire sulle isole che circondano la Britannia:
“Vi sono molte altre isole nell’oceano a settentrione della Britannia, le quali possono essere raggiunte dal punto più settentrionale delle Isole Britanniche in due giorni e due notti di navigazione in linea retta a vele spiegate con un vento fresco che non cada mai. Un tal sant’uomo [presbyter religiosus] mi disse di essere giunto in una di queste terre, con una barchetta a due banchi, dopo due giornate d’estate e nella notte tra esse compresa. Alcune tra queste isole sono piccolissime; quasi tutte sono separate tra loro da stretti bracci di mare. Su queste isole sono vissuti, per un centinaio di anni, eremiti che salparono dalla nostra Scotia [Irlanda]. Però, così come furono sempre disabitate sin dal principio del mondo, anche adesso, a cagione dei pirati norvegesi, sono prive di anacoreti, ma piene di greggi innumerevoli e di moltissime specie di uccelli marini. Non ho mai trovato queste isole citate nei libri dei dotti”.
Tutti sono d’accordo sul fatto che qui Dicuil intende parlare delle Faer Øer, Faeryjar o Isole delle Pecore. Nel medesimo contesto nomina l’Islanda:
“Sono ormai passati trent’anni da quando certi preti [clerici], che vissero in quell’isola [cioè Thule] dal primo giorno di febbraio al primo di agosto, mi dissero che non soltanto al solstizio d’estate, ma anche nei giorni che lo precedono e lo seguono è come se il sole, all’ora del vespro, si celasse dietro una collinetta, per cui, in questo brevissimo periodo, non scende la tenebra, ma qualunque cosa voglia un uomo fare, fosse anche spidocchiarsi la camicia, può farla come in pieno giorno. E se si fossero trovati su un’alta montagna il sole non si sarebbe mai nascosto nei loro sguardi…
Sono in errore coloro che hanno scritto che il mare intorno all’isola è ghiacciato e che vi è giorno continuo senza notte dall’equinozio primaverile a quello autunnale e, viceversa, notte perpetua dall’equinozio autunnale a quello primaverile; infatti quelli che sono giunti nell’isola al tempo dei grandi freddi e vi sono rimasti, hanno avuto sempre un’alternanza di notte e di giorno tranne che al momento del solstizio.
Però dopo un giorno di vela verso nord trovarono il mare gelato [a cura di Walkenaer, Paris, 1807, pagg. 27-30]“.
Da questo parrebbe che i preti irlandesi avessero raggiunto le Faer Øer dopo l’anno 700 e vi rimanessero indisturbati finché non arrivarono i primi Normanni, dopo un centinaio di anni, privandoli dei loro possedimenti. Non sappiamo praticamente nulla su questi Uomini del Nord se non che il più importante tra loro era Grim Kamban che, contrariamente alla testimonianza della Faereyinga Saga, probabilmente venne passando dall’Irlanda o dalle Ebridi e non direttamente dalla Norvegia, e che, forse, era cristiano. Si dice, però, che dopo la sua morte, i coloni suoi compagni lo adorarono offrendogli sacrifici.
Probabilmente l’economia dell’isola era anch’essa basata sugli ovini, che potevano pascolare sui piani che separano le ripide colline, sull’uccellagione con pertiche e reti lungo le rupi scoscese, sulla pesca e la caccia alla balena (spingere a riva e ammazzare la balenottera o catturare le balene nei bassifondi, di color sanguigno, di Midvagur o di altre spiagge in agosto non doveva, mille anni fa, apparire molto diverso da come appare oggi), sui modesti profitti del commercio e della pirateria vichinga. I profondi fiordi che penetrano nelle isole, i canali di marea e le correnti che le separano, le nebbie e le caligini, le tempeste di pioggia che le flagellano in ogni stagione dell’anno, il loro isolamento (200 miglia dalle Shetland e 240 dall’Islanda) non avevano scemato la loro attrattiva per solitari religiosi e per piccole comunità e, a suo tempo, non distolsero i Nordici dallo stabilire un Thing a Thorshavn e dal conservare ovunque il loro tenore di vita, compreso il lusso rappresentato dalla faida familiare.
Furono voci captate in Irlanda, nelle Isole Occidentali – Orcadi e Shetland – a guidare i Normanni alle Faer Øer. Dopo che, nell’anno 709, i monaci irlandesi ebbero raggiunto l’Islanda, la notizia della scoperta dovette diffondersi rapidamente. E nessuno più dei Normanni era pronto a prestarvi orecchio, dei Normanni la cui mente sognava una patria per la famiglia, pascoli per le greggi, porti per le navi e tutte quelle prospettive di bottino o di profitto che ne potevano derivare.
Per gli uomini delle Faer Øer l’Islanda era a portata di mano ed è sorprendente che i primi viaggi di esplorazione ritardassero fino all’860 circa. Probabilmente a tanto contribuì l’improvvisa esplosione dell’attività vichinga nell’Europa occidentale dopo l’830. Forse vi erano stati, in precedenza, dei viaggi non ricordati o non coronati da successo.
Tre nomi si ricollegano ai primi viaggi in Islanda di cui si abbia notizia ed è degno di nota il fatto che l’Islendingabók, o Libro degli Islandesi (circa 1125) di Ari Thorgilsson, uomo di tutto rispetto, non ne ricordi neppure uno.
Due di questi pionieri, a quanto pare, presero terra in Islanda a cagione di accidenti meteorologici, mentre il terzo vi giunse con l’ausilio di tre corvi consacrati (si deve, però, ammettere che l’utilizzazione degli uccelli come aiuti per la navigazione era un espediente più antico dei Vichinghi). Due ebbero la sfortuna della rottura di una fune da rimorchio con conseguente perdita della scialuppa con due o più uomini dell’equipaggio a bordo, tutti, però, felicemente recuperati più tardi. Due di essi scalarono una montagna (azione ragionevole da parte di un nuovo venuto) e rimasero delusi da quel che videro. Tutti e tre diedero un nome all’isola.
Tre navigatori, tre viaggi, tre nomi: con questi ammonimenti contro un eccesso di credulità, che si risuonano nelle orecchie, possiamo avventurarci a salpare nella loro scia.
I nominati sono: Gardar Svavarsson lo Svedese, Naddod il Vichingo e Floki Vilgerdason del Rogaland, entrambi norvegesi. La recensione di Sturla Thordarson del Landnámabók, Libro degli Insediamenti, attribuisce il merito della scoperta a Naddod, ma testimonianze più numerose lo darebbero a Gardar ed è probabile che sia questa la verità.
Per ordine della madre, una profetessa (Sturlubók), o per sostenere la sua pretesa all’eredità paterna della moglie nelle Ebridi (Hauksbók), egli salpò dalla sua dimora scandinava, fu portato fuori rotta e, con l’aiuto della tempesta e della buona sorte, toccò l’Islanda a est del Capo Horn Orientale. Di qui prese a costeggiare la terra, svernò a Husavik nello Skjalfandi (il Golfo che Trema) e, l’estate successiva, scoperse, ovvero, alla luce delle notizie di origine irlandese, confermò che si trattava di un’isola, per cui la denominò, opportunamente, Gardarsholm, dal suo stesso nome e, al ritorno, la lodò altamente.
Leggiamo, a proposito di Naddod, che era víkingr mikill. Vichingo famoso, che sembra avesse reso la Norvegia ed altri insediamenti nordici troppo scottanti per continuare ad ospitarlo. La sua conoscenza con l’Islanda fu del tutto accidentale. La tempesta lo spinse nel Reydarfjord, una delle insenature orientali, e da qui egli ascese il Reydafjall nella speranza di scorgere un fumo o altri segni di abitazioni umane. Mentre egli e l’equipaggio si stavano allontanando per mare, una grave tormenta avvolse la montagna, per cui essi, giustamente, diedero a quella terra il nome di Snaeland, Terra delle Nevi, e anch’essi, una volta ritornati a casa nelle Faer Øer, la lodarono altamente.
Floki Vilgerdason era anch’egli víkingr mikill e fece vela per Gardarsholm-Snaeland come se volesse insediarvisi. Prese con sé del bestiame, offerse un sacrificio e consacrò tre corvi ché gli mostrassero la via, “giacché in quei giorni i viaggiatori del Nord non avevano l’ago magnetico”. Cominciò col navigare fino alle Shetland, dove perse una figlia per annegamento, indi fino alle Faer Øer, dove ne perse un’altra per matrimonio. Poi fece vela fino all’Islanda con i suoi tre corvi. In qualche modo ne perse uno che tornò in volo alla terra che aveva lasciato. Poi perse il secondo che si levò in volo, scrutò l’orizzonte vuoto e prudentemente tornò sulla nave. Giunsero all’Horn da oriente e seguirono la scia di Gardar lungo la costa meridionale fino alla riva settentrionale del Breidafjord, al Vatnsfjord sul Bardarstrand. Qui trascorsero il tempo pescando e cacciando foche senza darsi pensiero dell’inverno che doveva sopraggiungere. Ma questo arrivò, freddo e nevoso, tanto che il bestiame perì per mancanza di foraggio. Anche la primavera fu fredda, molto fredda, e Floki, quando si arrampicò su una montagna per vedere che cosa gli si prospettasse, il suo occhio scoraggiato scorse uno dei rami meridionali dell’Arnarfjord irto di ghiacci. Fu così che diede all’isola un terzo nome, Island, Islanda [Terra del Ghiaccio], che porta da allora.
La sua delusione fu aggravata dal fatto che ritardò nello spiegare le vele per il ritorno. Non riuscì a superare il promontorio di Reykjanes al soffio dei venti di sudovest e fu costretto ad invertire la rotta e dirigersi verso di esso e passò l’inverno nel Borgarfjord. Il suo commensale Herjolf fece, con la scialuppa, che avevano in comune, una traversata del Faxafloi, che dovette essere una cosa da far rizzare i capelli, però sopravvisse per raccontarla. Ritornato in Norvegia, Floki non poteva che dir male dell’Islanda; Herjolf, di cui non possiamo non apprezzare l’imparzialità, date le circostanze, parlò bene di alcune cose e male di altre; invece un terzo uomo, Thorolf, imperterrito nonostante il ghiaccio e la mancanza di foraggio, parlò del burro che stillava da ogni filo di erba islandese e, a causa di questa testimonianza a favore della benignità di quella terra, fu soprannominato, per gratitudine e per scherno, Thorolf Burro.
Ovunque in Scozia sono presenti le tracce di civiltà scomparse. Rovine di antiche fortificazioni, complicati intrecci di monoliti, cairns sepolcrali e misteriosi cerchi di pietre offrono chiavi enigmatiche per conoscere la vita delle popolazioni che abitavano la Scozia di 5000 anni fa. Sono visitabili siti di particolare interesse alle Shetland ed alle Orcadi. La Scozia è da 1000 anni una meta di navigazione. I Vichinghi vi spinsero le loro imbarcazioni all’alba dell’anno 1000 e vi lasciarono una traccia duratura, particolarmente alle Shetland, alle Orcadi e nella Scozia settentrionale. I nomi di molte località derivano dall’antico norvegese.
Una ex-base del potere vichingo, considerata uno dei siti più importanti del suo genere in Scozia, è sotto minaccia da parte di un insolito nemico: i conigli.
Il sito di Bornish nell’isola di South Uist – Scozia è uno degli insediamenti più estesi e complessi che gli antichi norvegesi abbiano lasciato sulle Isole Occidentali, ed è anche uno dei maggiori insediamenti rurali del suo tipo nel Regno Unito.
Si ritiene sia stato la base di una prominente figura vichinga che deteneva il controllo politico delle isole, e stretti legami con i re norvegesi.
Gli archeologi, che si apprestano a concludere gli studi al sito, supportati dall’Istituto Historic Scotland, hanno dichiarato alla stampa che il sito è continuamente disturbato dai conigli. Niall Sharples, lettore anziano in archeologia presso l’Università di Cardiff, che conduce i lavori, ha dichiarato: “Vi sono da prendere decisioni urgenti circa la preservazione sul lungo termine del sito, che è già stato pesantemente danneggiato, specie dai conigli. Questa è una delle maggiori minacce.
Una survey del luogo ha rilevato un complesso di oltre 20 abitazioni, che copre un’area di più di due acri. Il sito risale al periodo della conquista vichinga delle isole, ed include evidenze del precedente periodo di controllo dei Pitti come anche dei primi edifici vichinghi databili almeno al X secolo.
Nel corso dell’XI e XII secolo l’insediamento si espanse e sembra avere abbracciato almeno cinque o sei tenute separate.
Al centro dell’insediamento gli studiosi hanno individuato una serie di edifici impressionanti in dimensione, che indica chiaramente la presenza di una famiglia di status considerevole che dovrebbe essere appartenuta all’elite regnante del Sud Uist, se non delle isole Ebridi in generale.”
Un’indicazione della ricchezza degli abitanti deriva anche dalla quantità di reperti trovati, che comprendono recipienti di ceramica intatti, calderoni di ferro con manici e coperchi, coltelli ed altri semplici strumenti di metallo, un grande numero di fermagli per vestiti di osso, e pettini d’osso. Oggetti d’importazione comprendono un vaso dell’area di Bristol dell’Inghilterra, fermagli di osso di Dublino ed un cilindro d’osso decorato dalla Norvegia, che poteva essere la bocca di una fiasca da viaggio.
Una delle ragioni dello sviluppo e del prosperare del sito sembra essere stato il controllo di un’importante area di pesca. Un esame del territorio circostante il sito ha individuato grandi quantità di ossa di aringa, un cibo essenziale per città come Dublino e Waterford, che furono stabilite in Irlanda nel lontano X secolo. E’ probabile che gli abitanti di Bornish usassero le abbondanti risorse di pesca del mare ad ovest, e che la presenza di un ancoraggio ragionevolmente sicuro ad Aird permise lo sviluppo del commercio ittico e di conseguenza, un aumento della ricchezza del luogo.
Quel che deve essere ancora determinato è se il pesce venisse trattato e trasformato direttamente a Bornish ed in che modo venisse preservato per essere trasportato in Irlanda.
Le origini
La popolazione vichinga viene identificata negli abitanti della Danimarca, della Norvegia, della Svezia settentrionale. Si trattava di tre popolazioni distinte, identificate in una. Avevano influenze germaniche e celtiche.
I vichinghi sono detti anche runii o runici, perchè utilizzavano le Rune. Si tratta di testi che richiamano le incisioni usate dagli Germani. Runa significa sussurrare. Si tratta dunque di massime che contengono dei significati di guida e di esempio per la popolazione vichinga.
Un antico detto nordico dice:
“Un uomo non dovrebbe incidere le Rune se non è in grado di leggerle correttamente, perché più di un uomo è caduto su un’asta runica poco chiara. Ho visto 10 aste runiche intagliate su un osso di balena raschiato che prolungavano ulteriormente una lunga malattia“.
Queste popolazioni fecero la loro comparsa attorno al 700 d.C. e furono il risultato di una fusione tra indoeuropei, celti e popoli orientali.
Nella Svezia meridionale abitavano i Gauti (Goti), di origine germanica-slava. La Finlandia era abitata dai Finni, mentre i paesi baltici dai Balti, di origine slava. A sud della Danimarca è presente la Sassonia, abitata dai Sassoni, la Frisia (Belgio e Olanda), il regno Franco, la regione degli Slavi (Polonia); più a sud si identificano i Bulgari .
La prima presenza vichinga registrata nei documenti storici è datata nel 795, quando alcuni soldati vichinghi assalirono il monastero di Lindisfarne, nella Gran Bretagna settentrionale, saccheggiandolo ed uccidendo alcuni monaci.
Circa l’etimologia della parola “vichingo” vi sono varie ipotesi, nessuna delle quali ha trovato riscontro. Il termine anglossassone wic e quello franco wik significano mercato e richiamano l’attività prevalente di questo popolo. Vik è anche il nome di una provincia norvegese, mentre con il termine vik si identifica la baia. Spesso compare la parola viking, termine riferito ad un’attività di pirateria.
I vari popoli chiamavano i vichinghi in vario modo: per i franchi, erano i normanni; per gli irlandesi erano i lochlannach; per i germani erano gli ascomanni; per gli slavi erano i ruotsi; gli arabi gli avevano dato l’appellativo di madjus.
Sviluppo
Nel corso di tre secoli, a partire da circa il 700, i vichinghi estesero il loro dominio in tutta l’Europa, utilizzando rotte commerciali e depredando i diversi territori.
I Danesi stabilirono rotte con la Francia, ove fondarono la Normandia, la Spagna, l’Italia (nella zona ligure di Luni – La Spezia); gli Svedesi stabilirono colonie in Russia, presso Kiev, navigando sul Volga ed il Dniepr, con i Paesi Baltici, gli Slavi ed i Bulgari; i Norvegesi stabilirono rotte sulla Gran Bretagna e le isole Faer Oer, Ebridi, Orcadi, Shetland. Si racconta che la città di Luni in Italia venne presa dai danesi attraverso uno stratagemma simile a quello del cavallo di Troia ideato da Ulisse. In questo caso rappresentato da Hasting che si fece chidere in una bara e con la scusa di una sepoltura civile riuscì ad entrare nella città.
Tra l’880 e l’890 venne raggruppato il pericoloso e potente “Grande Esercito” che compì diverse razzie nella Frisia e nella Normandia, conquistando diverse volte Parigi e Londra. Si trattava della prima coalizione raggruppata ed ordinata secondo precise regole militari che costituì una seria minaccia per i Franchi di Carlo Magno.
Tra il 907 ed il 944 i vichinghi, attraverso il Mar Nero, il Don, il Volga, stabilirono una regione di influenza attorno a Bisanzio, al punto che alcuni mercenari bizantini erano runici.
Nel 1030 Canuto il Grande unificò la Danimarca, parte della Scandinavia e l’Inghilterra, fondando un grande impero nordico. Già nel 1045, però, alcune nazioni si separarono dando vita a nuove nazioni.
Dalla Normandia, intorno all’anno 1066, partì una spedizione che con Guglielmo il Conquistatore si impossessò dell’intera isola allontanando il dominio sassone e danese.
Vennero fondate colonie in Islanda, Groenlandia e America, in particolare nella zona tra Terranova e Boston. L’Islanda divenne una florida repubblica, ove partì il concetto del Thing.
La Groenlandia (Terra Verde) venne scoperta da Erik il Rosso, che condannato all’esilio dal Thing di Rejkiavik, si diresse al nord, ove scoprì la regione antartica. All’epoca il clima era più dolce e permise la fondazione di diverse colonie e lo sviluppo di attività agricole. Ricordiamo Herjolfsnes, Brattahlid, Sandnes .
Prima di giungere in America le spedizioni vichinghe si imbatterono in altre terre: Helluland (Terra piatta di sassi), Markland (Terra della foresta) e Vinland (Terra del vino). Quest’ultima è identificabile con Terranova, ove i vichinghi ebbero numerosi scontri con gli indiani locali.
Sembra attendibile che i runii siano stati presso Boston e New York, in base alla tipologia dei territori descritti ed alle caratteristiche degli indiani. Inoltre, presso Terranova sono stati individuati resti di villaggi con caratteristiche vichinghe. Questi territori assunsero la funzione di sede di migrazioni popolari e di esuli sia politici sia condannati. Gli eroi che scoprirono questi territori furono Thorfin Karlsefni, che avvistò l’America, Leif Eriksson, eroe groenlandese, Bjorn Herjulfsson, esploratore americano, Erik il Rosso , scopritore groenlandese.
Dall’anno 900 all’anno 1000 il commercio si intensificò e sorsero numerose città mercantili. La classe sociale della borghesia, fatta di audaci mercanti, diventava sempre più forte. E’ in questo contesto che nasce la Gilda, cioè una sorta di consorteria mercantile, di corporazione che era fatta di un insieme di mercanti e difendeva gli interessi degli stessi. Numerose erano le iniziative che venivano intraprese in difesa di questa classe e dei suoi interessi.
Questo termine non è da confondere con il Vik, che rappresenta il villaggio, il quale veniva costruito attorno ad una fortificazione o ad un porto che aveva il nome di vike. Ogni vik poteva deliberare leggi ed accordi.
Numerose furono le città fondate che costituivano importanti centri di commercio.
Il più importante era Haitabu, nello Schleswig (regione tedesco-danese vicino Kiel). Centro importante, deteneva tutto il commercio del Baltico, del mare del Nord e dei fiumi che penetravano nella Germania. Vi era poi la cittadina di Birka, in Svezia, posta nel lago Maralen, prima dell’odierna Stoccolma. La città svedese di Helgö costituiva un centro strategico del commercio tra l’Europa e l’Asia. Uppsala era un centro religioso. Truso era un’importante villaggio dell’Estonia, distrutta poi dai barbari slavi. L’isola di Gotland, nel Baltico, controllava tutto il traffico navale. Nella Frisia si ricorda la città Dorestad, caratterizzata da piante semicircolari. Numerose, poi, le città costruite sull’Elba: Quentovic, Domburg, Emden, Brema, Amburgo. Altri centri sono presenti in Inghilterra, Scozia, Irlanda, Olanda e Normandia.
Fino alla fine del 1000 le diverse città vichinghe che riempivano tutta l’Europa vissero un periodo di splendore e di floridezza economica. Questa situazione conobbe un netto declino con l’ascesa degli Slavi e degli Estoni dall’est. In questa situazione molti villaggi vennero distrutti ed altri subirono il loro assetto urbanistico, per lasciare il posto a roccaforti, come ad esempio Copenaghen.
Attività
Il popolo vichingo è passato alla storia per il suo carattere bellicoso, ma sicuramente ha espresso altre caratteristiche. Per quanto riguarda il primo aspetto è evidente che aveva sviluppato un’attività bellica, che lo ha reso invincibile per molti secoli. Non era costituito da un esercito organizzato e regolare. Nel rispetto del costume celtico, tutto era basato sul vigore e la potenza, con strategie molto semplici. Solo negli ultimi anni del loro dominio si sviluppò una regolarità nell’organizzazione dell’esercito, motivata dalla nascita e comparsa delle prime signorie nordiche.
L’elemento di forza era l’assalto via mare, attraverso il quale sono diventati pericolosi predoni. Possedevano delle barche potenti ed agili nelle manovre, con cui potevano risalire i fiumi. Tali imbarcazioni, tuttavia, non erano adatte alle traversate in mare aperto, come hanno dimostrato le numerose navigazioni compiute verso l’America.
Bravi agricoltori, dovevano fare i conti con le condizioni climatiche, come in Groenlandia e sulle isole nordiche. Producevano mele, da cui traevano l’idromele, la bevanda preferita, cipolle, vegetali. La loro alimentazione era molto varia (carne, minestre, pesce..), era comunque priva di vitamina C, in quanto non conoscevano gli agrumi, ma non sono stati segnalati molti casi di scorbuto.
Allevavano pecore e mucche. Queste ultime erano presenti anche nel Valhalla, dunque rappresentavano un elemento fondamentale per l’uomo. Al nord della Scandinavia si allevavano renne, secondo l’usanza dei sami (o lapponi). Nella società civile il potere era dato dalla quantità e qualità del bestiame che si possedeva.
Bravi artigiani, sapevano lavorare i metalli, le cui materie prime venivano importate. Lavoravano utensili e suppellettili. Presso ogni villaggio o fattoria vi era un’officina.
Dal punto di vista artistico non ci fu uno sviluppo classico. In un certo senso furono i progenitori di Picasso. Nelle decorazioni soprattutto svilupparono tre cosiddetti stili animali, dove la natura assumeva un ruolo ispiratore. Le figure appaioni realistiche e stilizzate. Un elemento rappresentato frequentemente è il leone, simbolo di forza. Questi passerà alla storia con il termine di grifone vichingo , che caratterizzerà numerose navi.
Il terzo stile era detto Vendel-E. Si tratta di una sorta di barocco, ove ogni figura è rappresentata con numerosi particolari.
Presso il villaggio danese di Oseberg si identificò una buona scuola artistica. Numerosi sono gli stili artistici identificati presso i runici:
- stile Borre : elementi lignei con guarnizioni metalliche;
- stile Jelling : elementi zooformi con argento;
- stile Mammen : elementi naturali ed animali dalle dimensioni dilatate;
- stile Ringerike : elementi floreali numerosi;
- stile Urnes : linee flessuose sui particolari.
