You are currently browsing the category archive for the 'Ireland' category.
L’isola d’Irlanda è la terra più occidentale d’Europa, da secoli luogo di conquista e terra di avventura. Dolci colline dal verde intenso, coste a strapiombo sul grande Oceano, fiabeschi castelli immersi nella silenziosa campagna dell’interno, un’atmosfera colma di misteriosa spiritualità e fierezza gaelica. Tutto ciò è percepibile nei luoghi dove ancora si incontrano i simboli della storia millenaria di questa terra che ha in Dublino, la bella e vivace capitale.
Dublino
Fondata nel 988 dai vichinghi, la capitale della Repubblica d’Irlanda è situata sulla Baia omonima ed è attraversata dal fiume Liffey. Il clima mite ed il ricco patrimonio storico e culturale ne fanno una meta turistica di grande interesse. Fra le maggiori attrattive storico-culturali: la National Gallery of Ireland, con opere di scuola europea ed irlandese dal rinascimento ai giorni nostri, e il National Museum of Ireland che narra la lunga e tormentata storia del paese, il Castello medioevale, la Christ Church e la cattedrale di San Patrizio, la più grande chiesa d’Irlanda fondata secondo tradizione dove il santo battezzò convertì i primi cristiani irlandesi. Vanno ricordati poi il Trinity College, fondato nel 1592, e la Guinness Storehouse, che narra la lunga storia della famosissima marca di birra irlandese. Non mancano poi gli spazi verdi: il Phoenix Park, il più grande parco urbano d’Europa.
Alcuni ricercatori pensano che le Sidhe, le fate celtiche, siano gli spiriti dei morti, altri ipotizzano che siano state sacerdotesse della tribù dei Picti. La storia le individua come abitanti di una sfera buia e sotterranea, oppure di una qualche invisibile dimensione paradisiaca. Secondo le leggendi scozzesi le sagge donne dell’antica Scozia appresero le arti da una fata, mentre la teoria irlandese ritiene che i Tatha de Danaan si troverebbero in un’altra dimensione dove, con l’identità di fate, osserverebbero l’operato umano offrendo saggi aiuti. Le fate solitamente sono di piccola statura, mentre secondo il folklore celtico hanno un’altezza normale. Le Sidhe irlandesi, Morgan Le Fay, Vivien e la gallese Y Mamau sono alte quanto le donne, e così le fate bretoni e le fate scozzesi, che insegnerano ai maghi e alle streghe le loro tradizioni.
Le Fate sono spesso rappresentate come piccole creature magiche, dotate di poteri: possono, infatti, cambiare forma e rendersi invisibili. I loro aspetto e i loro incantesimi cambiano da cultura a cultura. La parola Fairy deriva dal latino fata “parca”. Le parche erano le donne che filavano, tagliavano e avvolgevano i fili della vita umana. Nonostante l’etimologia comune, la parola italiana “fata” e la parola inglese “fairy” hanno significati diversi. Il termine inglese si applica a esseri di entrambi i sessi: gnomi, coboldi ed elfi sono tutte fairies. Il latino fata era in origine il plurale di fatum “fato, destino”; passato al femminile singolare, prese il significato di “Dea del destino” e venne usato come sinonimo della parola “parca”. Molti studiosi concordano nel ritenere che faeria derivi da tre parole antiche. La prima, come ho già detto, è “fatum”, fato, con riferimento alle dee (le fatae), la seconda è “fatare”, che significa “incantare”. La terza è “fatuae”, che nell’etimologia latina vuol dire “razza di fanciulle immortali”. Curiosa, invece, è l’origine delle parola elfo descritta da Laurence Gardner nel libro “il regno dei signori degli anelli”. Lo scrittore, dopo attente ricerche, sostiene che la parola Albigesi, cristiani etorodossi conosciuti come Catari, derivi dall’antico provenzale “albi” (elbe o ylbi), elfo femmina, e che nell’antico linguaggio babilonese il vocabolo “Ellu” volesse dire “Il risplendente” come “Ilu” ad Acad. Col tempo il termine si diffuse in Europa per diventare “Ellys” nel Galles, “Aillil” in Irlanda, “Aelf” in Sassonia e “Elf” in Inghilterra. Gardner sostiene che i Tuatha Dé Danann si chiamassero in origine Tuadhe d’Anu, il popolo di Anu, il grande dio celeste fra gli Anunnaki (antica divinità dei sumeri). Il nobile popolo si sarebbe stanziato in Irlanda nell 800 a.C., dopo aver fatto un lungo viaggio dall’Europa centrale, più precisamente dalla Scizia. Ma chi sono i Tuatha Dé Danann? Facciamo un passo indietro e iniziamo a parlare di “sith” e “sidhe”. “Sith” è il genitivo di “sithde”, ed è una parola gaelica che significa “essere fatato femminile” (il maschile è siochar). “Sith” o “sidhe” vuol dire anche: collina o tumulo, divino, non terreno, sovrannaturale e pace (il popolo della pace sono gli esseri fatati, le faerie o feerie). La tradizione delle faerie o feerica è di origine celtica, in essa il popolo delle fate è chiamato Tuatha Dé Danann, il popolo o la tribù della Dea Dana. Secondo Murry Hope il popolo dei Tuatha originariamente faceva parte della tribù dei Picti. I Tuatha Dé Danaan venivano chiamati anche “Siabhans” (fate) e nella battaglia di Moytura scritta nel XVI secolo, si legge che questo popolo risiedesse nelle isole settentrionali del mondo, dedito allo studio della magia e delle arti druidiche. Il termine isole settentrionali colloca i Tuatha nelle dimensioni spirituali, vale a dire nelle quattro città: Falias, Gorias, Murias, Finias. Hugh Mynne individua nelle credenze gaeliche una corrispondenza con quelle della dottrina tibetana. La parola “dakini”, in tibetano Khadro, significa “frequentatrici del cielo”, mistici esseri femminili che possono apparire in sogni, in visioni o in forma umana. Le “dakini” sono esseri di energia luminosa.
Secondo alcune leggende, se dopo il parto un bambino non veniva immediatamente curato ed assistito, nella stanza sarebbe entrato un essere fatato che l’avrebbe sostituito con un figlio delle fate, dando così la possibilità ad un membro della sua specie di vivere sul mondo degli uomini. Alessandro Magno si riteneva nato da padre divino e da madre terrena, e Shakespeare si pensa che fosse in parte mortale e in parte fatato.
Luoghi fatati
Le fate abitano in luoghi selvaggi e solitari, in magiche fortezze tra colline e tumuli. Esse si radunano nelle foreste e tra i boschi e presso le sponde dei laghi e stagni isolati. Vivono nelle piante o sotto terra in un paese in cui il tempo non esiste. Sono invisibili, ma possono manifestarsi a coloro che hanno la seconda vista. Ogni tanto ricompensano i mortali con doni e auguri. I “cerchi delle fate” sono cerchi di funghi velenosi, molte volte rossi con puntini bianchi. Crescono nei luoghi erbosi del Nord America e in Europa e spesso spuntano dopo la pioggia. Secondo la tradizioni questi cerchi erano il luogo d’incontro delle fate e delle streghe, infatti vengono chiamati anche “cerchi delle streghe” perchè, secondo una leggenda, sono creati dai piedi delle streghe che danzano. Una credenza popolare sostiene che se una persona si trova nel cerchio delle fate, sotto la luna piena, ed esprime un desiderio, questo si realizzerà. Per vedere le fate bisogna girare nove volte intorno ad un cerchio fatato sotto la luna piena. Ma non bisogna farlo alla vigilia di Calendimaggio o a Hallowe’en, perchè queste si offenderebbero e porterebbero il malcapitato nel paese degli elfi. Gli alberi fatati sono: il sorbo selvatico, il biancospino, la quercia, il rovo, la betulla, il melo, il nocciolo, il pioppo, il salice, il pino e il faggio. Per quanto riguarda i fiori troviamo il senecio e la rosa canina.
In Irlanda, i “sentieri delle fate” sono i sacri sentieri erbosi. Essi collegano i siti di potere con gli antichi tumuli. In certi giorni dell’anno, come Hallowe’en, si consiglia di non prendere queste strade perchè le fate le usano per raggiungere i luoghi dove celebrano le loro feste.
Giorni fatati
Imbolc: 1 febbraio
Beltane: 1 maggio
Lammas: 1 agosto
Samhain: 1 novembre
Lady Day: 25 marzo
Notte di Valpurga
Vigilia di San Giovanni
Giorno di San Giovanni
Halloween
Vigilia di Natale
Natale
Il primo giorno di primavera, estate, autunno ed inverno
La notte di capodanno
Capodanno
PentecosteIl primo giorno di ogni mese.
Ditale di Fata
Se una ragazza cerca le prime campanule di primavera, “ditali di fata”, e poi le conta per tre volte mentre il sole si leva o si forma la rugiada, potrà chiamare le fate. Andadosene la ragazza si rivolgerà alle fate così:
Fate, il vostro giardino ho cercato, ora mi ritiro e benedico il potere che vi è stato dato.
Dovrà inchinarsi tre volte alle fate e la magia della radura l’accompagnerà.
Incantesimo del quadrifoglio
Sangue, acciaio, magia. È questo il mondo di Ibernia, come veniva chiamata l’Irlanda dagli antichi romani. Una storia, lontana più di mille anni, che ci appare come uno spettro e si fa lentamente strada, con fascino, con un’autorevolezza fuori dal comune. Davanti a noi sfilano le favolose divinità pagane, i bardi, i druidi, le terre remote e selvagge dell’estremo Nord. Ecco, assistiamo così all’amore tragico che sboccia tra il principe Conall e una contadina, Deirdre. Siamo nell’anno 430 nell’antica città di Dubh Linn, dove vivono le loro dure e risicate esistenze capoclan e monaci, mercanti e ribelli, nobildonne e mercenari. Sono il loro coraggio e le loro armi, la loro tenacia e la loro arguzia a formare la storia dell’Irlanda. Fatti e leggende si intrecciano: la missione evangelizzatrice di san Patrizio, la cristianizzazione dell’isola, l’invasione vichinga e la battaglia di Clontarf, l’inganno di Enrico Il che scatenò i principi irlandesi e i re inglesi, la disastrosa invasione inglese e la collera di Enrico VIII… II rigore storico e la suggestione delle antiche leggende che Rutherfurd ha messo in gioco hanno incantato il pubblico di tutto il mondo e hanno premiato un autore che ha passato dieci anni della sua vita in Irlanda per concludere questo affascinante progetto.
Tre isole nell’Oceano, al largo della costa irlandese. Se cercate il silenzio, se amate l’essenzialità dei paesaggi nordici, questo è il posto per voi.Il nome di queste isole è ancora legato alle immagini di un famoso documentario degli anni Trenta girato qui, a poche miglia dalla costa occidentale dell’Irlanda: L’uomo di Aran di Robert Flaherty. Un mondo ancestrale, quello ritratto dal film: vento incessante, mare rabbioso. E un gruppo di pescatori coraggiosi che, come da tradizione, tiene in barca una bottiglia di acqua santa e non intende imparare a nuotare per non dare al mare l’impressione di volerlo sfidare.
Molte cose, oggi, sono quelle di allora. Chi vuole visitare le Aran deve amare il vento e il silenzio, il suono duro della lingua gaelica e la dolcezza delle leggende celtiche. E Inishmore, la più estesa delle tre isole, è in realtà così piccola da poter essere visitata in un giorno, ma così misteriosa e affascinante da convincere molti viaggiatori a restarvi più a lungo.
Sentieri
Inishmore va scoperta a piedi o con una bicicletta noleggiata a Kilronan. Un’unica strada sottile la taglia a metà, ma infiniti sentieri ne raggiungono ogni angolo: a volte sono percorsi pietrosi, più spesso si tratta di camminate da improvvisare sulla torba e scavalcando i muretti a secco che disegnano le Aran con un immenso “ricamo”. La passeggiata più bella (e meno frequentata) dal villaggio di Killeany segue la costa meridionale e sfiora le rovine di fortezze millenarie, come quelle a strapiombo sull’oceano del Block Fort e di Dun Aonghasa.
Un sentiero dal panorama unico, che si alza su scogliere ripide, presenta cavità naturali che nei giorni di burrasca si trasformano in curiosi geyser circondati dalla torba, e poi scende al mare e cambia aspetto con le maree.
Poco distante da Kilmurvey, un cottage bianco e con le tende di pizzo esibisce con orgoglio un passato da star: fu costruito per il film di Flaherty, poi trasformato in abitazione privata e recentemente in un B&B con poche stanze, un piccolo orto pieno di colori e un ristorante dove la proprietaria Maura Wolfe prepara zuppe di verdure e ottime torte dolci e salate. L’ideale per un pranzo veloce o per un tè a metà pomeriggio.
Un pezzetto di Caraibi
E’ una piacevole sorpresa la piccola baia di Portmurvy, accanto al Cottage Man of Aran. Una spiaggia di sabbia bianca e fine, acqua turchese, un paio di barche a remi dimenticate sulla battigia.
Chi non si preoccupa troppo della temperatura dell’acqua può fare un bagno, prendere il sole e dimenticare di trovarsi nel Nord Europa.
Il vento di Inishmore sembra portarsi via anche il profumo del mare, ma esiste un angolo, accanto al porticciolo di Killeany, dove l’odore inconfondibile della salsedine riesce a farsi sentire. Qui i pescatori tornano ogni pomeriggio con le loro trappole piene di aragoste e granchi. Hanno imparato a nuotare, ma qualcuno tiene ancora l’acqua santa sulla prua. Ed esiste, sull’isola, un angolo dove si può ancora aspettare il tramonto in solitudine: è sulla punta occidentale di Inishmore, in fondo alla discesa che dal villaggio di Bungowla porta al mare. Da questa spiaggia pietrosa si vede il faro, sugli scogli di fronte, illuminare ad intermittenza l’oceano spettinato dal vento. Da godere in silenzio, portandosi dietro una giacca pesante…
Una cena vegetariana
Nell’ostello di Mainistir, al centro dell’isola, il proprietario Joel prepara ogni sera una cena rigorosamente vegetariana con prodotti biologici, servita in una saletta con un camino sempre acceso, musica classica di sottofondo (una passione di Joel, insieme alla cura dei dettagli), candele sui tavoli e viaggiatori di tutto il mondo con cui perdersi in lunghe chiacchierate. Per una serata lontana dalla confusione di Kilronan.
Non solo ristoranti, però. La grande baia di Killeany è famosa soprattutto per i suoi pub. Già nel tardo pomeriggio Inishmore sembra darsi appuntamento al Ti Jay Macc, di fronte al porto di Kilronan. Seduti sulle poltroncine rosse e circondati da decine di quadri di autori locali e artisti di passaggio, si viene a scoprire chi è arrivato con l’ultimo traghetto e quante aragoste sono state pescate. Con un’immancabile pinta di Guinness in mano e i pensieri sempre più offuscati. Dopo cena, invece, l’appuntamento è al pub Tish Fitz di Killeany, dove il sabato sera si può ascoltare musica dal vivo. Rigorosamente irlandese. E anche un po’ malinconica.
Microcosmo
Un numero sorprendente di antiche cappelle, castelli, torri. Nonostante il clima e l’assoluta mancanza di alberi, le isole di Aran sono abitate da sempre (oggi la popolazione raggiunge a malapena i 1500 abitanti). Inishmore è la più grande: quasi 900 abitanti, qualche chiesa e un giovane prete che corre da una messa all’altra. Inishmaan sta nel mezzo: con le sue rovine preistoriche, i suoi moderni pescatori. Inishere è invece la più piccola: due miglia quadrate in tutto.
Prima di partire, una lettura utile è Le isole Aran di John M. Synge – Sellerio.
Gli indirizzi
Dormire Kilmurvey House, B&B in un’antica casa di campagna (tel. 00353.9961218). The Pier House, tre stelle di fronte al porto di Kilronan (tel. 00353.9961417).
Mangiare Man of Aran Cottage (tel. 099.61301, www.manofarancottage.com). Mainistir House Hostel (tel. 099.61169).
Info utili Inishmore si raggiunge in 40 minuti di traghetto da Rossaveal (a un’ora di strada da Galway), con la Queen of Aran (tel. 091.566535) e la Island Ferries (tel. 091.568903).
Il museo dell’Aran’s Heritage Centre di Kilronan è aperto da aprile a ottobre: tutti i giorni proiettano L’uomo di Aran di Flaherty.
Ente Nazionale del Turismo Irlandese: Milano, Piazzale Cantore, 4 – Tel. 02.48296060.
(tratto da Grazia n. 30; 26-06-05; Benedetta Rusconi)
