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Si tratta dell’Altesch, in territorio svizzero, che in un solo anno ha arretrato il proprio fronte di ben 66 metri; per gli esperti è difficile prevedere la velocità del ritiro a causa del clima e delle piogge
Il ghiacciaio svizzero di Altesch, il più grande d’Europa, si è ritirato di 66 metri l’anno scorso a causa del surriscaldamento climatico, secondo uno studio reso noto nei giorni scorsi. Questo arretramento è il secondo più grande tra quelli osservati sui 91 ghiacciai studiati dalla commissione di glaciologia dell’Accademia svizzera di Scienze Naturali (SCNAT). Il fenomeno è conforme all’evoluzione osservata nel corso degli anni precedenti dovuta al riscaldamento del clima, ha indicato il professore Andreas Bauder, uno dei responsabili dello studio.
Ottantaquattro ghiacciai su 91 si sono ridotti l’anno scorso, e di questi solo 7 hanno conservato la stessa lunghezza. Lo scioglimento più spettacolare è stato registrato sul ghiacciaio di Trift, che si è ritirato di 216 metri. Questa rapida diminuzione si spiega col fatto che il ghiacciaio è circondato da un lago che ne accelera lo scioglimento. Ma adesso il ghiacciaio si trova ormai interamente fuori dal lago, cosa che dovrebbe rallentarne in futuro lo scioglimento, ha spiegato il professor Bauder.
E’ difficile prevedere a che velocità lo scioglimento dei ghiacciai proseguirà negli anni a venire, dal momento che questo fenomeno non dipende solamente dal surriscaldamento climatico – relativamente prevedibile – ma anche dalle precipitazioni, molto più variabili, ha aggiunto il professore. La SCNAT ha anche studiato, oltre all’altezza dei ghiacciai, la variazione dello spessore di altre tre montagne di ghiaccio, Basodino, Gries e Silvretta, e ha stabilito che i ghiacciai in questione si sono ritirati in proporzioni che variano da 0,7 a 1,7 metri. Secondo uno studio pubblicato nel 2004 dall’Università di Zurigo, i ghiacciai svizzeri hanno perso quasi un quinto della loro superficie in cinque anni.
Sono poco più di mille le pernici bianche sulle Alpi italiane e tutte sono in difficoltà a causa dei cambiamenti climatici e dell’attività venatoria. Per conoscere meglio questa specie il WWF ITALIA in collaborazione con il Museo Tridentino di Scienze Naturali ha realizzato una mostra che vuole sottolineare l’assoluta unicità di questo fragile animale, protagonista di geniali soluzioni adattative. Il WWF con l’occasione di questa mostra lancia una nuova iniziativa su tutto il territorio alpino italiano per chiedere di fermare la caccia alla pernice bianca.
La richiesta di adesione è estesa a associazioni ambientaliste, culturali e singoli cittadini. Una richiesta specifica è rivolta al mondo venatorio, al quale si chiede di assumersi la responsabilità di questa coraggiosa scelta, di fronte a una evidente e gravissima situazione della specie.
Le cause di rarefazione di questa specie sono varie, e per lo più poco controllabili: tra tutte, le più evidenti sono le modifiche dell’areale d’elezione per il riscaldamento globale dovute al ritiro dei ghiacciai e dei nevai, alla diminuzione delle precipitazioni nevose, una presenza dell’uomo sempre più invasiva – ad esempio l’escursionismo invernale e primaverile – e il prelievo venatorio. E’ proprio quest’ultima, per evidenti ragioni, la principale minaccia sulla quale un intervento è possibile e doveroso, per assicurare un futuro a questa specie simbolica , arroccata sulle cime oltre i 2000 metri, e che è distribuita ormai in piccole sottopopolazioni isolate, si stima in poco più di 1.000 esemplari sulle Alpi italiane.
La pernice bianca, pur possedendo raffinati adattamenti evolutivi che le consentono di vivere agevolmente in ambienti inospitali e gelidi, è un animale stanziale, e come tutti i galliformi nidifica sul terreno confidando, come strategia antipredatoria, unicamente sul proprio mimetismo. Fedele alle origini “fredde”, asseconda sbiancando l’arrivo dell’inverno, analogamente alla lepre variabile ed all’ermellino. Il mimetismo, le caratteristiche dell’habitat, la riproduzione, l’alimentazione, le strategie adottate per sopravvivere agli ambienti estremi delle vette alpine, la diffusione della specie sono i temi toccati da una mostra che con un rigoroso approccio scientifico affiancato da belle immagini e una grafica che valorizza i contenuti vuole portare l’attenzione su questo bellissimo animale.
La mostra è allestita al Museo Tridentino di Scienze Naturali – via Calepina, 14
[si ringrazia Sara Bragonzi - WWF Italia ufficio stampa - www.wwf.it/stampa]
